mercoledì, 30 aprile 2008

Come dicevo qui, ieri pomeriggio avevo organizzato la festa di compleanno di Pepito.

Al parco, perchè ho una casa che è uno sputo e un parco bellissimo proprio di fronte. Invitato 20 bambini tra amici e compagni di nido e materna. Preso un giorno di ferie. Ordinato torta e salatini al forno. Cucinato ciambelle, comprato patatine e popcorn e litri di bevande varie. Mobilitato nonna, zia e marito per aiutarmi a gestire la situazione.

Poi, eri mi sveglio e mi ritrovo catapultata in una mattina di novembre. Cielo plumbeo, pioggia fine ma insistente, freddo. Ecco, sembrava il giorno dei morti. Anche per me, per il mio umore, sembrava il giorno dei morti. Anzi, peggio, perchè il giorno dei morti è semifestivo e il pomeriggio non lavoro (quindi sono un filo più allegra).

Panico. Oddio, cosa faccio? Innanzitutto per un'ora sono stata sopraffatta dalla disperazione (per fortuna mi sveglio presto), poi ho analizzato la situazione. I casi erano tre:

1) Rimandare la festa al giorno dopo. Però il rischio era che anche il giorno dopo fosse brutto (naturalmente oggi c'è il sole, ma questa è una delle innumerevoli leggi di Murphy: e poi si sa, qualsiasi decisione in questi casi è sbagliata). Senza contare che la torta e le cose fresche domani avrebbero forse un vago retrogusto stantio...

2) Ospitare tutti a casa mia. Si, ma dove? giusto appendendo qualcuno al soffitto riuscirei a far stare la metà degli invitati nel soggiorno. Gli altri li metto un po' in camera da letto un po' in bagno..

3) Trovare un posto alternativo dove fare la festa. Ecco, sì, questa è la decisione più praticabile...

Mi sono mossa in questa direzione. Per fortuna sono riuscita quasi subito a trovare una sala abbastanza grande, nel circolo ARCI del quartiere, a un prezzo anche modesto (sia chiaro, avrei pagato qualunque cifra in quel momento..). Qualche parola sulla location. Il circolo è frequentato di giorno solo da immigrati disoccupati e da qualche vecchietto; è sede del gruppo ULTRAS della locale squadra di calcio, quindi le pareti sono piene di magliette di calcio autografate, striscioni, sciarpe e altri slogan diciamo "ameni": per fortuna che i bambini non sanno leggere. La sala poi, tristemente addobbata con qualche festone stile "veglione di capodanno anni '80", è quella adibita a videopoker (che per fortuna verranno spenti durante la festa).

Va bene, si parte. Giro di telefonate, posta davanti alla scuola all'ora di pranzo per avvisare le mamme di cui non ho il numero. Ritirato cibarie ordinate. Acquistato altri addobbi (quelli presenti facevano una tristezza infinita), preparato musica e palloncini. Allestito sala. Aspettato bambini.

E poi, il caos. Va bene, non ve lo sto a dire, tanto potete immaginare tutti cosa significa mettere in una stanza 20 bambini, TUTTI MASCHI, tra i 3 e i 5 anni, dotandoli di palloncini a forma di spada. E ciascuno accompagnato da una mamma chiacchierona che ha fatto comunella lasciando il figlio a se stesso (cioè a me, perchè mica ci poteva scappare il morto proprio durante la festa di mio figlio).

Qualsiasi attività organizzata è stata impossibile, solo l'arrivo della torta li ha distratti.

Però alla fine è andato tutto bene, certo sarebbe potuto andare meglio ma non mi posso proprio lamentare. Però, che fatica per far felice un figlio!!

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lunedì, 28 aprile 2008
Oggi vorrei parlare di vestiti.
Lungi da me mirare a farvi credere di essere una fashon-victim. Magari se disponessi di risorse finanziarie adeguate, non lo nego, mi concederei qualche lusso in più. Ora come ora smetto gli abiti solo 1) se non mi entrano più (cosa, ahimè, non così infrequente); 2) se sono talmente usurati da risultare indecenti; 3) se sono talmente fuori moda da farmi sembrare la zia povera di mia zia.
Come tutti, negli anni credo di avere modellato un mio "stile". Oddio, parlare di "stile" forse è eccessivo: diciamo che i miei gusti sono riconoscibili, e il mio modo di vestire si è un po' uniformato.
Chi mi conosce benino riesce facilmente a riconoscere che cosa mi potrebbe piacere, o potrei mettermi.
Niente di particolarmente originale: jeans, colori scuri, modelli classici (in effetti un po' vecchia zia), con qualche "botta di vita": ad esempio il mio ultimo acquisto, un trench rosso fuoco...
Però a volte mi capita di innamorarmi di cose un po' sopra le righe. Per esempio sono andata qui e c'erano un sacco di cose bellissime di artigianato: perline, maglie stampatissime, scollate, cose buffe...
E io mi sarei comprata tante magliette, costumi, collane e anelli.
Ma con una certa tristezza ho capito che non sarei stata io, di adesso, ma io di 15 anni fa, quella me che se ne andava in giro scuotendo la rossa chioma ricciuta, bevendo Corona in spiaggia e ascoltando musica darkbeatrock.
Insomma, è successo che per un attimo mi ero dimenticata di essere quello che sono diventata (che VOLEVO diventare) e mi sono sentita quello che ero stata. E ho provato anche tanta nostalgia, per quel che ero.
Però forse ci ritorno, e mi compro qualcosa (anche se non lo metterò mai), altrimenti morirò di rimpianti...





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giovedì, 24 aprile 2008
Come ho già avuto modo di raccontare, le nostre mattine non sono semplici. Pepito è di pessimo umore e il risveglio e la preparazione sono una vera tragedia. Poi, quando arriva a scuola, si calma.
La sensazione è che quello che gli pesa non sia tanto l'andare a scuola, ma il distacco. Una volta che si è staccato da noi (cioè, da me) ed è entrato nel suo ambiente, è tranquillo.
Ne ho parlato con la maestra. Mi ha confermato che a scuola è un bambino tranquillo, sereno ed attento. Ma secondo lei è stanco, in questo periodo, di trascorrere a scuola tutti i gioni dalle 8 alle 4. Qualche giorno fa, vendendolo triste, lei gli ha domandato cosa avesse fatto e lui le ha risposto: "Sai, sono un po' geloso della mia sorellina..".
Il suo consiglio (sacrosanto, per carità) è stato quello di farlo uscire un paio di giorni alla settimana alle 12.30, di trascorrere un po' di tempo con lui da solo, senza la Tina.
Allora io sono entrata in crisi (anzi, già ce lo ero, per via del cambio di stagione, della festa di compleanno, delle elezioni eccetera eccetera).
Io vorrei tanto, davvero, andarlo a prendere più spesso alle 12.30 e stare più tempo da sola con lui. Di sicuro lui sarebbe più tranquillo e meno capriccioso, e non solo la mattina.
Ma porca paletta. Lavoro, 36 ore alla settimana e neanche nella mia città. Mio marito fa un lavoro decisamente più impegnativo del mio, con orari tutt'altro che fissi. Ho solo un paio di nonni, ma non stanno sotto casa, decisamente no. Per andarlo a prendere alle 12.30 dovrei uscire dal lavoro 2 ore prima: ore che chiaramente dovrei recuperare in un'altra giornata (nella quale non riuscirei ad andarlo a prendere nemmeno alle 16). Sono a pezzi perchè non ho tempo per fare nulla, per la casa, per mio marito e per me. Già mi sembra che, per non far sentire troppo la gelosia a Pepito, la Piccolina passi sempre in secondo piano.
Ma insomma, quando la smetterò di soffocare dal senso di inadeguatezza? O forse è un sentimento connaturato all'essere madre?

PS: Mi aspettano tre giorni pieni di quasi-vacanza. Se il tempo mi assiste, ce la posso fare!!!
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martedì, 22 aprile 2008
tortaSabato è il compleanno di Pepito. Compie 4 anni (e qui potrei attaccare il pippone su come è passato in fretta il tempo eccetera eccetera: ma non è di questo che voglio trattare in questo post).
Dopo tre anni di festicciole in famiglia, quest'anno sento il dovere di organizzargli una festa con gli amici.
Dico "sento il dovere" perchè naturalmente non ne ho nessuna voglia.
Non per pigrizia, ci mancherebbe. E' che io con i compleanni ho un pessimo rapporto. A partire dal mio, che non è mai stato festeggiato con una festa, sia perchè cade al centro dell'estate (città deserta, amici tutti in vacanza) sia perchè a casa mia non si usava badare a "tutti quei picci (quisquilie, minuterie di poca importanza)". Lo so, lo so: prima o poi andrò in analisi.
Per ora, riversando in maniera vergognosamente orrenda le mie ansie su Pepito, sono terrorizzata dall'idea di organizzargli una festa.
Verrà bene? Gli amichetti accetteranno l'invito? E se non viene nessuno? Un incubo..
Peggio: se vengono molte persone e fa brutto tempo, come faccio visto che in casa non ho posto?

Ecco, sono quelle situazioni sciocche, stupide, banali, in cui però vorrei tanto evitare la responsabilità di essere mamma: dover farmi forza, superare un'ansietta, tenere le dita incrociate e sempre il sorriso sulle labbra, per non deluderlo.
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lunedì, 21 aprile 2008
Stamattina ero seriamente tentata di telefonare al "Ruggito del coniglio" (se qualcuno ascolta Radio2 lo conosce) per partecipare alla rubrica Nosfigatu.
Pepito era di pessimo umore (ma questa non è una novità) ed ha rovesciato duevoltedue il latte a terra e io per duevoltedue ho dovuto dare lo straccio.
In un momento di goffaggine mi sono versata addosso la tazzina di caffè bollente.
La Tina ha deciso che anche lei si doveva adeguare al clima di nervosismo generale e ha deciso che non si poteva più bere il latte dal biberon, noo, era giunto il momento di passare al bicchiere. Naturalmente si è versata l'intero contenuto sulla maglia.
Quando il patriarca e i bimbi sono usciti mi sono accorta che avevano dimenticato a casa i cambi dell'asilo così ho dovuto rincorrerli in macchina.
Sono arrivata a lavorare un'ora dopo così stasera mi tocca fermarmi fino a notte.

Mi sa che domani prendo un giorno di ferie!
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venerdì, 18 aprile 2008

Non mi piace molto etichettare le persone, e non sono nemmeno molto brava a farlo. Ma c'è una donna che non si può sottrarre a questo, ed è mia cognata. Lei è il prototipo di donna "io di più".

Avete presente quello spirito di competizione che infiamma certe persone (donne, soprattutto, almeno nella mia esperienza) fino a portarle a dimostrare che loro, sempre e comunque, DI PIU' di voi, tutto? Ecco, è lei. Cioè, a lei si devono essere ispirati quando hanno disegnato il modello.

Non si può dire niente, neanche così, per parlare, che lei DI PIU'. Dialogo tipo (si ripete ogni volta che ci vediamo, di rado, ma detto tra noi sempre troppo spesso per me).

"Ciao, come va?"

(Qui bisognerebbe ricordarsi di rispondere sempre: bene. ma talvolta esce fuori): "Non c'è male, stanchezza a parte..."

"Oh, figurati, io stamattina mi sono svegliata alle 5, ho studiato fisica nucleare, ho fatto il pane a mano, ho portato le bambine a scuola sulle spalle...."

Oppure (in risposta a: "Non c'è male, a parte i bambini che sono stati un po' malati)"): "Ma figurati, le mie hanno avuto la peste bubbonica, la lebbra e il gomito del tennista, le ho dovute vegliare cambiando impacchi di guaranà per 7 giorni e 7 notti di seguito".

"Cosa hai fatto da mangiare di bello?"; "mah, una teglia di lasagne.."; "Ah! Io ho fatto 3 primi, ho farcito un tacchino con le ostriche..."

Per fortuna che la vedo poco.

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giovedì, 17 aprile 2008

Da tempo mi sono resa conto che le mie capacità di ricordare cose sono limitate. Funziono come un hard-disk, per dire: ho un tot di RAM, e ogni tanto, per inserire nuovi ricordi il mio cervello deve -evidentemente- puliziare da qualche altra parte. La cosa non mi spiace, visto che a rimetterci sono quasi sempre e solo i ricordi brutti. Praticamente sono incapace di portare rancore per chicchessia. Nemmeno del più crudele dei fidanzati, che mi ha strapazzato e gettato via, ho ricordi distinti di momenti tristi. Solo un vago retrogusto di malinconia.

Per questo quando ho ricevuto la proposta di partecipare alla cena di classe del liceo, ho reagito con entusiasmo.  "Che bello, non ci vediamo da 15 anni!" ho detto telefonato all'unica compagna con la quale sono ancora in contatto. "Dai, Robi, andiamoci insieme!". "Ma, veramente... sei sicura? Non ti ricordi quanto siamo state male alle superiori?" Mmm. In effetti degli anni del liceo non ho nemmeno un ricordo. Ho trascorso 5 anni in compagnia di persone di cui a malapena saprei dire il nome. Gite scolastiche, pizzate, intervalli: niente. Tabula rasa. Bah.

Comunque siamo andate, io e la Robi. Eravamo la metà. Quelli assenti, a detta dell'organizzatore, non avevano nemmeno tentato una giustificazione. Il più gentile aveva detto più o meno: "non mi interessa venire". E dopo una mezz'ora, al riaffiorare dei ricordi (degli altri, s'intende) ho capito perchè. Eravamo una classe disomogenea, disunita, in cui la metà (quelli che alla cena son venuti in giacca, cravatta e palmare) completamente caproni, fighetti, ignoranti e maleducati.  Mai un gesto "di classe", sempre avanti gli interessi individuali. Gli ultimi due anni (mi hanno detto) in gita non ci sono nemmeno andata.

Che amarezza. Speriamo che non succeda anche ai miei figli.

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mercoledì, 16 aprile 2008

Una settimana di silenzio. E' stata una settimana molto faticosa. Ho lavorato tanto, il patriarca era impegnatissimo, ho dovuto fare fronte alla peggiore crisi di gelosia di Pepito dai tempi della nascita della Tina: tanto per dire, ieri l'ho trovato nascosto dietro la tenda che tagliava i ricci della sorellina. L'avrei strangolato, e invece l'ho abbracciato e l'ho riempito di baci.

Poi la batosta di lunedì. Una mamma-moglie-lavoratrice ha davvero poco tempo per tener dietro alla politica, ma la passione non si spegne. E io ieri mi sono svegliata, ho portato i pupi a scuola, e sono tornata a casa (non lavoravo). Ho fatto un bagno caldissimo e lunghissimo, e mi sono sentita stanchissima. Mi è venuta una gran tristezza, a pensare che lo psiconano ha vinto, che per cinque anni ce l'avremo sul groppone.

Certo, abolirà l'ICI.Yuhu!

Peccato però che il comune per cui lavoro non avrà più entrate, e forse mi licenzierà. Già, peccato.

Tristezza, tristezza infinita.

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venerdì, 04 aprile 2008

Posto che:

1. Ho sempre votato a sinistra, e quindi sono di parte;

2. Sono fermamente contraria all'uso della violenza e della forza come strumento di risoluzione dei conflitti;

3. Credo che ognuno abbia il diritto di esprimere le proprie opinioni;

4. Personalmente non credo che ricorrerei all'aborto se non in un caso gravissimo: ma se anche vi ricorressi, non cambierebbe niente, perchè il diritto della donna a scegliere va sempre e comunque tutelato.

Ciò detto, credo che Ferrara possa anche evitare di piangere miseria, perchè andare in piazza a Bologna e dire quello che ha detto è stata una provocazione, e se fossi stata in piazza e avessi avuto un uovo (o una mela, o un kinder cereali, o quello che vi pare)  forse mi sarebbe sfuggito di mano nella sua direzione.

E se ho detto delle cose che si contraddicono, o delle ovvietà, pazienza. Decisamente Ferrara non mi sta simpatico.

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giovedì, 03 aprile 2008

Stamattina ho partecipato alla conclusione di un laboratorio con due classi di seconda media, di didattica della storia e scrittura creativa. Per la chiusura avevamo invitato uno scrittore di libri per ragazzi, un noto scrittore che ha pubblicato un sacco di libri per le più note case editrici, ha inciso CD e scrive testi per programmi televisivi. Nonostante sia molto impegnato, continua a fare il maestro, e questo ci sembrava una garanzia di capacità relazionale: lavora da trent'anni nel mondo della scuola, forse sarà capace di "tenere" due classi di adolescenti scalmanati...

Dopo un inizio "istituzionale", in cui il soggetto in questione ha commentato i lavori fatti, dando consigli e facendo esempi, i ragazzi hanno cominciato a fare domande. Una delle prime è stata: "Perchè fa lo scrittore?"

E lì la risposta: "Perchè si fanno un sacco di soldi". Poi, avanti così: "Con un libro guadagno quanto tre anni da maestro", "Con questo CD mi sono comprato una macchina nuova", "Facendo l'autore per la televisione si diventa ricchi e famosi"...

Mi sono trattenuta a stento dall'alzarmi per insultarlo e andare via. Mi sono anche vergognata per essere lì in rappresentanza dell'istituzione che lo ha invitato, che ha come scopo principale trasmettere l'amore per la lettura e per la cultura.

Ma dove è finita la passione, la gratuità, l'amore per il proprio lavoro? Ci voleva tanto a capire che, ammesso che tu sia così gretto da fare quello che fai solo ed unicamente per denaro e per boriarti della tua posizione, magari potresti avere la delicatezza di non dirlo ad un branco di ragazzini di dodici anni? Che a dodici anni già sono imbottiti di veline e grandifratelli e che quindi, almeno a scuola, dovrebbero avere degli esempi "altri"?

Che schifo, che vergogna. Ora mando una mail di scuse all'insegnante, e depenno il suo nome da ogni agenda.

 

postato da: pellegrina74 alle ore 11:01 | Permalink | commenti (15)
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