venerdì, 28 marzo 2008

mattinaPer alcuni il risveglio non è un momento piacevole. Alcuni aprono gli occhi al nuovo giorno con un malumore cronico, sensibili ad un nonnulla. Io lo so bene, avendo una sorella che soffre di questo disturbo. In questo caso la cosa migliore (l'ho imparato a mie spese) è stare zitti, evitare ogni possibile contatto fisico e verbale, fintanto che le cose non migliorano. Credo sia una cosa fisiologica, forse dipende da qualche ormone, non so.

Anche Pepito soffre di questa sindrome, e la mattina è una tragedia. Anche perchè nel suo caso evitare contatti (fisici e verbali) è impossibile. 

Quando lo sveglio, cercando di usare il mio tono più dolce e soave, dopo qualche mugugno mi rivolge sempre (ripeto: sempre) la stessa domanda: "Mamma, oggi la scuola è chiusa o aperta?" Ovviamente, per questioni statistiche, la risposta è più spesso "E' aperta." La reazione è quasi sempre un piantro disperato.

Poi c'è la colazione. Stamattina è stata funestata da un dramma di dimensioni epiche. Avevo mescolato incautamente latte e nesquik, senza aspettare il suo arrivo (del resto alle 6.30 della mattina se non procedo con operazioni automatiche non ho nessuna speranza di riuscita). Oddio! Nooo! "Non mangio più". "Dai, rimetto il latte nel pentolino poi lo versi tu..." Nooo! Non mangio! E poi, tutte le mattine, immancabile, il momento più delicato, quello a cui il patriarca e io assistiamo con grande apprensione: la confezione di pangoccioli farà o no lo "schioppo" mentre lui la apre? perchè se non lo fa, inizia a piangere disperato, ed è inconsolabile. A meno che non siamo pronti a dargli le forbicine verdi (le uniche che possano alleviare la delusione di non avere sentito il "poff!") per aprirlo.

Ultimo momento topico (a meno che non decida di non fare la pipì, cosa che a me fa sempre stare in pensiero) è la scelta del gioco da portare a scuola, una via di mezzo tra l'oggetto transazionale e quello con cui vantarsi con gli amici.  Deve essere una cosa nuova, oppure una cosa che sia "terrificante", non può essere una spada perchè le maestre (giustamente) non vogliono armi, se si prende un personaggio (un gormito, l'uomo ragno, un power ranger) ci vuole sempre un altro con cui possa fare la lotta... il tutto porta via almeno un quarto d'ora di trattative...

Quando arriva a scuola però è un altro: sereno e sorridente, ti saluta con un bacio e va a giocare come se niente fosse. Per fortuna!

 

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lunedì, 17 marzo 2008

La premessa è che il sabato mattina i bimbetti vengono portati dalla nonna, perchè io quando non lavoro (e lavoro piuttosto spesso) mi dedico a rendere la casa minimamente pulita (diciamo che l'obiettivo è l'igiene). La nonna è la mia mamma, l'unica nonna, detto per inciso, che mi supporta con la prole. La nonna, si sa, è specializzata in viziamento dei nipoti: ogni volta un regalo, un gioco nuovo, la cioccolata, ogni cosa è tollerata (da lei, quella che ai miei tempi era considerata emula di Hitler). Accetto questo lassismo obtorto collo, per non arrivare allo scontro, perchè non posso far diversamente, sperando in cuor mio che non faccia troppi danni all'educazione dei miei flgli (in fondo li vede poco..). Che non fosse un campione di pedagogia moderna lo so bene, l'ho imparato sulla mia pelle. Però.

Ieri sera io e Pepito discutevamo (come al solito) per la preparazione serale (la ben nota sequenza: pipì-bidè-pigiama-denti-fluoro), e mi è uscito un: "Dai, non fare il birichino, vieni a vestirti! Sai che mi fai perdere la pazienza!". E lui: "E' vero mamma, come quei bambini che disobbedivano alla mamma, poi sono caduti nel pozzo e quando sono arrivati i vigili loro erano già morti!"

Gelo.

"Amore, chi ti ha raccontato questa brutta storia?"

"La nonna".

Gelo.

Devo dirglielo. Devo dirgli... già ma cosa? Di stare zitta, sempre? Di dire loro esattamente il contrario di quello che le viene in mente? Forse non è grave? Perchè a me sembra una cosa tremenda da dire a un bambino di 4 anni...

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sabato, 15 marzo 2008

Stiamo giocando. La piccolina sta dando il meglio di sè nella lallazione ma purtroppo ancora non usa se non pochissime (2 o 3) parole: pappa, mamma, papà (o forse è sempre pappa, chissà). La incito ad esprimersi (Come si chiama questo? Che verso fa il cane?), ma lei ignora i miei stimoli e continua imperterrita a ciaccolare.

Cerco di coinvolgere Pepito nei suoi progressi: "Hai sentito la Tina? Secondo te cosa vuole dire?"

Lui, chino sulle sue macchinine, alza appena la testa: "Boh, mamma, io non lo so mica tradurre il PICCOLESE".

Ah, già, neanche io.

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mercoledì, 12 marzo 2008
...nè si dà principio all'arte. Ovvero, quando inizio un lavoro, un progetto, una ricerca o qualsiasi cosa, deve essere di lunedì.
Io non sono superstiziosa ma questo per me è una specie di dogma; fa parte di quelle manie un po' ossessive (una delle poche, lo giuro) alle quali non ho nessuna intenzione di derogare.
Il punto è che -forse qualcuno se ne sarà già accorto- l'estate si sta avvicinando sempre più. In questo fermento di ormoni primaverili a me scatta il panico "prova bikini". In questo sfascio post-gravidico il mio panico non può che aumentare. Bisogna fare qualcosa.
Per prima cosa va programmato un piano d'azione d'urto dettagliato.
Cominciare a correre ALMENO tre volte la settimana. Forse anche quattro.
Eliminare grassi, zuccheri, sale, meglio anche pane e pasta. A pranzo, sempre insalata. Cena, bistecca e pane bollito.
Crema anticellulite tutte le mattine. Per i primi quindici giorni anche la sera.
Andare dall'estetista e programmare un ciclo di massaggi (già che ci sono potrei farmi una ceretta, sembro un gorilla).
E poi -oddio- quest'anno FARE ASSOLUTAMENTE un trattamento anticaduta per i capelli. L'allattamento mi ha ridotto ad una palla da biliardo, ormai sembro la figlia di kojak.
Va bene, allora lunedì inizio. No, lunedì non posso, sono fuori casa tutto il giorno, non posso andare a correre. Allora il lunedì successivo. No, c'è Pasqua, come posso stare a dieta per Pasqua? Meglio il lunedì dopo. No, il lunedì è festa. Allora il lunedì successivo....
E così, ad oltranza, fino a ferragosto. Così tutti gli anni.

OK, devo superare questa cosa del lunedì.

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domenica, 09 marzo 2008
trioIeri sera alla televisione c'era il Trio Marchesini-Solenghi-Lopez. Ero piuttosto curiosa di rivederli, da piccola mi facevano morire dal ridere e ne avevo un ricordo bellissimo.
Ma non ho retto. C'erano le gag tradizionali quelle da far scompisciare: il tg. la telenovela brasiliana, i promessi sposi... Ma c'era anche lei, la Marchesini di adesso. Irriconoscibile, inespressiva, un incrocio tra Joker e Jim Carrey di Mask. Ma chi è stato a ridurla così? Non certo un chirurgo plastico, piuttosto uno scenziato pazzo.
Mi è venuta una gran tristezza, mi sono chiesta perchè una donna che ho sempre reputato intelligente non sia riuscita a rassegnarsi al tempo che passa...
Può darsi che succeda anche a me, ma per ora è andata così: ho dovuto spegnere la televisione.
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sabato, 08 marzo 2008
Io di norma ho una intolleranza per quote rosa e giù di lì, ma  ho appena letto in un altro blog (qui) una poesia -di Gioconda Belli- postata in occasione della festa della donna che mi è piaciuta molto, e ho deciso di postarla.
Ma non farò gli auguri a nessuno, perchè gli auguri si fanno tutti i santi giorni o non si fanno, soprattutto alle tipe toste che girano per di qui :-)

Sempre questa sensazione di inquietudine

di attesa d’altro.

Oggi sono le farfalle e domani sarà la

tristezza inspiegabile, la noia o l’ansia sfrenata

di rassettare questa o quella stanza,

di cucire, andare qua e là a fare commissioni,

e intanto cerco di tappare l’Universo con un dito

creare la mia felicità con

ingredienti da ricetta di cucina,

succhiandomi le dita di tanto in tanto,

di tanto in tanto sentendo che mai potrò essere sazia,

che sono un barile senza fondo,

sapendo che”non mi adeguerò mai”,

ma cercando assurdamente di adeguarmi

mentre il mio corpo e la mia mente si aprono,

si dilatano come pori infiniti

in cui si annida una donna che avrebbe

voluto essere

uccello, mare stella

ventre profondo che dà alla luce Universi

splendenti stelle nove…

e continuo a far scoppiare Palomitas nel cervello,

bianchi bioccoli di cotone,

raffiche di poesie che mi colpiscono

tutto il giorno e

mi fanno desiderare di gonfiarmi come un

pallone per contenere

il mondo, la natura, per assorbire tutto e stare

ovunque, vivendo mille e una vita differente…

ma devo ricordarmi che sono qui e che

continuerò

ad anelare, ad afferrare frammenti di chiarore,

a cucirmi un vestito di sole,

di luna, il vestito verde color del tempo

con il quale ho sognato di vivere

un giorno su Venere.


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venerdì, 07 marzo 2008

milanoNon scriverò un post su Milano. Non lo scriverò, perchè tutti penserebbero che sono ingenua, buffa, e anche un po' ridicola. Sono buffa, molto provinciale e ingenua, e sono pure una mamma tutt'altro che manager. Mi sono completamente disabituata a viaggiare, a viaggiare in treno, soprattutto a viaggiare da sola.

Però.

Avevo dimenticato un sacco di cose. Quanto è bello viaggiare in treno da soli, guardare fuori, pensare, leggere, stare in silenzio. Quant'è grande la stazione Centrale. Come corre veloce la gente. Quanta gente c'è sulla metro. Quanti colori, facce, razze, puzze, lingue tutti in una volta, così, ristretti in un cubicolo di lamiera, tutti nello stesso momento. Quant'è bello muoversi, correre, mescolarsi tra la folla, fingendo sicurezza, fingendo di conoscere la strada (sono sempre stata molto brava a far finta di conoscere la strada, e non mi piace chiedere informazioni). Quant'è bello sentirsi libera di andare qua e là, guardare vetrine, entrare in un bar e fare colazione, mangiare se e quando si ha fame  magari anche schifezze, senza spingere o tirare un nano.

Che poi la testa è a casa: rubo gadget del congresso pensando agli occhi di Pepito, memorizzo dettagli divertenti da raccontare al Patriarca, ho momenti di tenerezza in cui vorrei avere la piccola tra le braccia per strapazzarla...

Milano è bella, ma non ci vivrei. Anzi no, diciamo che ora come ora non farei niente per viverci, ma se ci abitassi già credo che mi divertirei un sacco.

Ho solo un rimpianto: volevo svaligiare H&M e non ci sono riuscita. Dove cacchio è H&M?

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mercoledì, 05 marzo 2008
totoSuccede che domani vado a Milano per un convegno.
Il fatto è che, se da giovane ero sbbrindola e sscendevo da un terno per salire al volo in un altro, adesso per me viaggiare è un evento piuttosto raro.
Sì, sono bravissima a caricare di bagagli la macchina per me e i bimbetti, per un giorno o un mese (la mole dei bagagli tanto non cambia).
Ma prendere il treno all'alba, da sola, per ritrovarmi in una città che conosco poco (e che, per dirla tutta, mi è sempre stata ostile: nel senso che non ho mai avuto amici nè fidanzati che ci abitassero), e dovermi destreggiare tra tram e metro, mi causa qualche piccola perplessità.
Che volete, sono ridotta così, sono di provincia.
E ci si è messo pure il maltempo. Così ora dovrò decidere cosa portare (io ho sempre freddo...).

Insomma, farò la figura di Totò e Peppino, e sbarcherò in Stazione Centrale con il colbacco? Che lingua parlano i vigili a Milano -nel caso debba chiedere indicazioni? Ci sarà la nebbia (che poi, se c'è non si vede...

Però, che emozione... Finalmente una giornata tutta per me, e pazienza se dovrò stare attenta, e prendere appunti... Io non vedo l'ora di partire...
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domenica, 02 marzo 2008
L'altra sera Pepito si è fatto male: stava giocando in casa e si è tagliato sotto il mento, così, con il patriarca, è filato al pronto soccorso, da cui è tornato con tre punti e un diploma di "bambino coraggioso".
Al ritorno ho cercato di ricostruire la dinamica dell'incidente.
"Amore, ma come è successo?"
"Ah, mamma, è molto semplice. Stavo giocando alla sfinge morta, e sono inciampato".
Urge un chiarimento.
postato da: pellegrina74 alle ore 12:52 | Permalink | commenti (11)
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