venerdì, 29 febbraio 2008

Ma santaberenice, è mai possibile che una volta all'anno che ho una giornata tutta per me, dalle 8 alle 16, la debba passare a fare faccende domestiche invece, che so, di sperperar quattrini (che non ho), farmi bella (gara durissima), o semplicemente (scusate il termine) caSSeggiare?

A me questo senso del dovere mi distruggerà, prima o poi.

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giovedì, 28 febbraio 2008
liquidoStamattina Pepito ci ha riempito di orgoglio genitoriale dimostrando di avere compreso il concetto di LIQUIDO.
"Mamma, il latte è un liquido?"
"Sì, amore"
"Come l'acqua?"
"Sì"
"Come la pipì!"
"Certo"
"Come l'olio?"
"Siii"
"Come le lacrime?"
"Mmm..."
...
"Mamma, la cacca della mia sorellina è un liquido?"

LOL

(Adesso che il virus si è impossessato di lei, sì. Decisamente sì)
postato da: pellegrina74 alle ore 12:54 | Permalink | commenti (5)
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mercoledì, 27 febbraio 2008
bauleIeri sera, durante la consueta toeletta serale (pipì-denti-fluoro), Pepito se ne esce con un:
"Mamma, cosa vuole dire "caSSo"?"
Mi viene un mezzo coccolone, poi faccio appello alla mia prontezza di spirito.
"Mmm, come hai detto? caSSo? Dove l'hai sentita questa parola?"
"A scuola, lo dicono i miei amici"
Ecco, lo sapevo, erano meglio le orsoline, altro che quella scuola del bronx, sarà anche comodo portarli ma poi vedi cosa succede...
"Amore, guarda che forse hai capito male. Secondo me loro volevano dire caSSa. La cassa, sai, come quel baule dove i pirati mettono i loro tesori... la cassa dei pirati!"
"Sì, mamma, la cassa!"
Pfiuu... anche questa volta è andata. E io comincio sempre di più a rivalutare la menzogna come parte integrante del sistema educativo.
postato da: pellegrina74 alle ore 11:47 | Permalink | commenti (3)
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lunedì, 25 febbraio 2008
uncinettoUn'amica piena di idee e di entusiasmo (un po' suonata, d'accordo, ma le voglio un gan bene!) qualche settimana fa ha fatto circolare questo SMS.
"COSA NE DITE DI FONDARE UN CLUB?"
Dopo avere appurato che non stava scherzando (doveroso, visto il soggetto), naturalmente ho aderito all'idea: in fondo, mi sono detta, è solo un pretesto per vedere un po' più spesso le mie amiche, visto che ultimamente, tra lavoro, figli e tutto il resto ci siamo decisamente perse di vista.
Venerdì c'è stato il primo incontro del "club", il cui scopo era quello di definire gli argomenti che avremmo voluto trattare.
Allora, ecco cosa è venuto fuori:
"leggere libri e discuterne insieme"
"imparare l'uncinetto";
"Imparare il punto croce";
"fabbricare braccialetti con le perline"
"cucinare cene in meno di 10 minuti"
"imparare a truccarsi bene e in poco tempo"
....ora io dico, ragazze, ma santo cielo, non è mica la casa di riposo! E' vero che la maternità ci ha mandato in pappa il cervello, che la sera siamo stanche, che dobbiamo rilassarci e trovare strategie per sopravvivere, ma l'uncinetto! il punto croce (che poi lo dovrei insegnare io...)!
Noi una volta andavamo a ballare in posti alternativi dove si pogava fino ad incrinarsi una costola, bevevamo (responsabilmente, ma come delle spugne), facevamo viaggi on-the-road in cui ogni esperienza era lecita, facevamo l'autostop (certo che eravamo delle belle incoscenti!), scrivevamo poesie, avevamo le treccine e svariati buchi alle orecchie e ora... cucina veloce? Ma come ci siamo ridotte!

Che poi, per la cronaca, il corso di uncinetto l'ho proposto io. Ho sempre sognato una collezione di presine a forma di fiore...

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giovedì, 21 febbraio 2008

La giornata non è iniziata nel migliore dei modi.

Stamattina Pepito è rimasto a casa -un po' di febbre e tosse- ("Ti dispiace non andare a giocare con i tuoi amici" "No, mamma, in quel posto urlano tutti, sembrano dei maiali. A me non piace tutto quel baccano").

Quando ho vestito la Tina per portarla al nido, vedendo che il fratello era in pigiama che giocava e non si sognava proprio di uscire, si è ribellata. Il suo corpo si è irrigidito a tal punto che ho dovuto chiamare il patriarca per infilarle la giacca, le scarpe me le sono cacciate in borsa. Quando ho aperto la porta e varcato la soglia, la piccola si è attaccata allo stipite ed ha iniziato ad urlare. La vicina di casa si è affacciata e ha chiesto "Tutto bene?"

No. Mia figlia sembra un'indemoniata, le sue urla hanno svegliato tutto il condominio, il suo pianto disperato da abbandono mi accompagnerà per tutta la giornata. Decisamente non va tanto bene.

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mercoledì, 20 febbraio 2008

Innanzitutto, prendete carta e penna perchè sto per suggerirvi un metodo per insegnare a vostro figlio/figlia, di età compresa fra i 3 e i 4 anni, a dormire nel suo lettino.

Il bambino è ormai diventato un'ospite fisso nel lettone? Si rifiuta, anche se in stato di in dormiveglia, di essere trasportato nella sua camera? I vostri inutili tentativi di applicare con lui il ben noto metodo del gerarca nazista Estevill non hanno fatto altro che tenere sveglia l'altra figlia piccola (con cui purtroppo condivide la stanza) e convincere i vostri vicini a chiamare il Telefono azzurro? Benissimo, fate come me.

Prendete un gioco che lui desidera moltissimo, (ad esempio una spada dei Power Rangers verde), disegnate un tabellone con tante caselline (ma non troppe, i bambini piccoli non hanno pazienza) e promettetegli: ogni volta che dormirai nel tuo lettino per l'intera notte la mamma ti regalerà un'adesivo. Quando avrai completato il tabellone, la mamma ti regalerà la spada dei Power Rangers verde.

Geniale, no?

Però ora che Pepito ha completato il tabellone, ed ha ottenuto la sua spada (non quella dei PR, perchè pare che non esista, ma una scimitarra di plastica rigida che si illumina e suona), mi ha detto: Mamma, adesso posso tornare nel lettone?

"Ma amore, non trovi che se ognuno dorme nel suo letto si sta tutti più comodi?"

"Mmmm... va bene, allora quando ho finito un'altra volta il tabellone vorrei la pistola di Jack Sparrow".

Geniale, no?

PS: A chi intendesse intraprendere uno studio sociologico segnalo che mio figlio non ha mai visto un cartone o film dei Power Ranger, nè tantomeno un film della saga dei "I pirati dei Caraibi".

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lunedì, 18 febbraio 2008
cavoloNon so da voi, ma a casa nostra non si chiude a chiave la porta del bagno. Aperta parentesi: io la chiuderei, perchè santo cielo, avrò diritto ad un po' di pace almeno cinque minuti al giorno, ma come si fa quando si è da soli con due bambini? quelli riescono a tirarti giù la casa in meno di un secondo. Chiusa la parentesi. Per cui succede spesso (anzi, sempre) che mentre sto facendo pipì qualcuno irrompa in bagno per dirmi o farmi vedere qualcosa.

Ieri Pepito è entrato mentre mi stavo tirando su i pantaloni, si è fermato un attimo ad osservarmi e mi ha detto: "Mamma, io non mi ero mai accorto che le femmine non avevano la coda".

"Ah, no? E quando te ne sei accorto?"

"A scuola, le ho viste fare la pipì"

"Ah, sì? E come fanno a fare la pipì le femmine?"

"Mamma, fanno come fai tu. Hanno anche loro la coda, ma è nascosta tra i peli".

Sigh.

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venerdì, 15 febbraio 2008
scoobyQuando era più piccolo (a due anni, o poco più), Pepito aveva un amico immaginario. Si chiamava Cacco, e su di lui avevamo avuto un sacco di informazioni. Cacco abitava a Gingin, insieme alla sua mamma, Calla, e al suo papà, Gnak.  Gnak faceva di mestiere il gelataio, e portava la sua famiglia in vacanza in camper ("pampel", per la precisione). Io e il patriarca ci divertivamo moltissimo ad ascoltare le avventure di Cacco e della sua famiglia, tanto più che, provenendo dalla fantasia di un bambino che sapeva a malapena parlare, erano incredibilmente circostanziate. Per cui chiedevamo spesso sue notizie e, in qualche modo ci eravamo abituati alla sua presenza.
Poi qualcuno ci ha detto che stavamo sbagliando tutto. Che gli amici immaginari possono fanno parte della vita dei bambini, ma che i genitori non devono ASSOLUTAMENTE assecondare questa cosa per non confonderli . Mio dio, lo avremo traumatizzato? Diventerà un alienato, incapace di distinguere la realtà dalla fantasia? E così non abbiamo più chiesto notizie di Cacco,  che, un po' alla volta, è uscito dalla vita della nostra famiglia.
Ora, ieri  Pepito mi ha chiesto: 
"Mamma, può venire anche Scooby Doo in piscina insieme a noi?".
Ma dov'è?
"E' qui, ma come, non lo vedi?"
Ehm, amore, no, ai cani ... ai cani non piace nuotare....
"Ma come, se al mare ne abbiamo visto uno che nuotava!"
Ah, allora... perchè non dici a Scooby di rimanere qui insieme ai suoi amici a giocare?
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martedì, 12 febbraio 2008

gwil30821Domenica abbiamo partecipato ad una festa di compleanno. Due amici del nido (maschio e femmina) di Pepito si erano "consorziati" e avevano affittato una sala, noleggiato un gonfiabile e chiamato un paio di animatori. Al termine del pomeriggio la situazione si presentava così.

I maschi si erano fatti truccare tutti da uomo ragno, si erano fatti gonfiare palloncini a forma di spada e avevano occupato militarmente il gonfiabile. Trascorrevano il tempo a darsele di santa ragione (ma sul serio, non per finta) e ridendo come dei pazzi. Naturalmente Pepito era uno dei trascinatori.

Le femmine si erano fatte truccare da fatine dei fiori, avevano leggiadri palloncini a forma di fiore, e stavano su un palco di legno a ballare. Anche loro si divertivano moltissimo.

Io osservavo e, ancora una volta, riflettevo sulle differenze di genere e sui condizionamenti a cui i bambini sono esposti (tra l'altro, non a casa mia, almeno credo). Sono seriamente preoccupata per i miei figli, soprattutto per la Tina: non si potrebbe evitare che crescessero? Ora me la cavo, ma fra qualche anno?

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venerdì, 08 febbraio 2008

artusi

A me piace cucinare. Tanto per dire, il nome del mio blog si ispira all'Artusi, il noto manuale di ricette.
Mi piace cucinare per varie ragioni, le più disparate. Primo, mi piace da morire mangiare. Poi dove son nata (dalle parti dell'artusi, per capirci) la cucina è quasi un'obbligo, non so come dire, fa parte della tradizione sociale. E a casa mia pure, si trasmette insieme al cognome. Poi mettici quei maledetti condizionamenti sociali che vogliono la donna "regina del focolare" eccetera eccetera. Fatto sta che a me cucinare piace davvero, mi piace mettere a tavola le persone, mi piace sperimentare nuove ricette, anche elaborate, e mi piace anche riproporre le ricette sperimentate, dalla tagliatella al ragù alla piadina.
Ben prima di avere un marito e dei figli, quando ancora non sapevo che ne sarebbe stato di me, mi figuravo alternativamente donna libera e indipendente o madre di famiglia, ma comunque grande cuoca. Quando poi ho conosciuto il patriarca e ho capito che il mio destino era segnato (oh, se era segnato) mi sono vista come in un film: sorridente, con un grembiule a scacchi, circondata da marmocchi, che cucino torte e biscotti. Praticamente la pubblicità del Mulino Bianco.
E invece no. Il patriarca è estremamente selettivo (anche se afferma energicamente il contrario): per esempio non mangia il pesce, di cui non sopporta nemmeno l’odore, e quindi è diventato praticamente impossibile cucinarlo se non si vuole litigare (scusate, ma non riesco a non litigare quando entra in cucina e dice “che puzza”!). Non mangia la carne stufata, le bistecche cotte in padella, non mangia le verdure cotte e blablabla.
Poi è arrivato Pepito. Pepito è stato pressoché inappetente per circa tre anni; ora mangia solo: pasta con il ragù, stelline in brodo, e hamburger. E neanche sempre, solo se è di buonumore. I dolci non gli fanno né caldo né freddo, per cui l’immagine della famiglia del Mulino Bianco in cui io cucinavo torte e biscotti è sfumata. In più è schizofrenico, perché a scuola mangia di tutto: dal cous cous alle lasagne di pesce, e questo contribuisce a minare la mia autostima, già duramente provata da due gravidanze e plurimi anni di lavoro come dipendente pubblica.
Infine la piccola: lei no, non è inappetente. E’ un’idrovora. Pur avendo solo 16 mesi è in grado di spazzolare la porzione di un adulto di qualsiasi cibo (tanto per dire, ieri a cena ha mangiato cardi e salsiccia), e in più mangia gli avanzi di suo fratello. Al termine del pranzo, quando scende dal seggiolone, con metodo e pazienza mangia persino quello che è caduto per terra.
Almeno lei mi dà soddisfazione.
postato da: pellegrina74 alle ore 17:15 | Permalink | commenti (5)
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