
A me piace cucinare. Tanto per dire, il nome del mio blog si ispira all'Artusi, il noto manuale di ricette.
Mi piace cucinare per varie ragioni, le più disparate. Primo, mi piace da morire mangiare. Poi dove son nata (dalle parti dell'artusi, per capirci) la cucina è quasi un'obbligo, non so come dire, fa parte della tradizione sociale. E a casa mia pure, si trasmette insieme al cognome. Poi mettici quei maledetti condizionamenti sociali che vogliono la donna "regina del focolare" eccetera eccetera. Fatto sta che a me cucinare piace davvero, mi piace mettere a tavola le persone, mi piace sperimentare nuove ricette, anche elaborate, e mi piace anche riproporre le ricette sperimentate, dalla tagliatella al ragù alla piadina.
Ben prima di avere un marito e dei figli, quando ancora non sapevo che ne sarebbe stato di me, mi figuravo alternativamente donna libera e indipendente o madre di famiglia, ma comunque grande cuoca. Quando poi ho conosciuto il patriarca e ho capito che il mio destino era segnato (oh, se era segnato) mi sono vista come in un film: sorridente, con un grembiule a scacchi, circondata da marmocchi, che cucino torte e biscotti. Praticamente la pubblicità del Mulino Bianco.
E invece no. Il patriarca è estremamente selettivo (anche se afferma energicamente il contrario): per esempio non mangia il pesce, di cui non sopporta nemmeno l’odore, e quindi è diventato praticamente impossibile cucinarlo se non si vuole litigare (scusate, ma non riesco a non litigare quando entra in cucina e dice “che puzza”!). Non mangia la carne stufata, le bistecche cotte in padella, non mangia le verdure cotte e blablabla.
Poi è arrivato Pepito. Pepito è stato pressoché inappetente per circa tre anni; ora mangia solo: pasta con il ragù, stelline in brodo, e hamburger. E neanche sempre, solo se è di buonumore. I dolci non gli fanno né caldo né freddo, per cui l’immagine della famiglia del Mulino Bianco in cui io cucinavo torte e biscotti è sfumata. In più è schizofrenico, perché a scuola mangia di tutto: dal cous cous alle lasagne di pesce, e questo contribuisce a minare la mia autostima, già duramente provata da due gravidanze e plurimi anni di lavoro come dipendente pubblica.
Infine la piccola: lei no, non è inappetente. E’ un’idrovora. Pur avendo solo 16 mesi è in grado di spazzolare la porzione di un adulto di qualsiasi cibo (tanto per dire, ieri a cena ha mangiato cardi e salsiccia), e in più mangia gli avanzi di suo fratello. Al termine del pranzo, quando scende dal seggiolone, con metodo e pazienza mangia persino quello che è caduto per terra.
Almeno lei mi dà soddisfazione.